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Matisse, il mondo entra in una stanza: al Mudec l’arte oltre i confini

di Gocce d\'inchiostro

A Milano 100 opere ricostruiscono il dialogo del maestro francese con l’Africa, l’arte islamica, la Russia, la Cina e il Pacifico, rileggendo il modernismo da una prospettiva globale e postcoloniale. Fino al 21 febbraio 2027

credits photo Sofia Brogi

Matisse, il mondo entra in una stanza: al Mudec l’arte oltre i confini
credits photo Sofia Brogi
Indice

Non si tratta di una semplice retrospettiva, ma un viaggio nel laboratorio visivo di Henri Matisse. Con Matisse. Il mondo in una stanza (fino al 21 febbraio 2027), il Mudec porta al centro della scena le culture che accompagnarono l’artista oltre i confini dell’Europa e contribuirono a plasmare, dall’interno, uno dei linguaggi più sperimentali del Novecento.

La mostra, curata da Ellen McBreen e Chiara Gatti, è prodotta da 24 Ore Cultura – Gruppo Il Sole 24 Ore, promossa dal Comune di Milano – Cultura e realizzata in collaborazione con il Musée Matisse di Nizza. Unipol è Main Sponsor; Turisanda1924, Enel e BPER Banca sostengono il progetto come sponsor.

Il percorso attraversa l’intero viaggio creativo di Matisse in otto sezioni e riunisce circa cento opere tra dipinti, sculture, lavori su carta, fotografie, libri d’artista, tessuti e oggetti. I prestiti arrivano da istituzioni internazionali come il MoMA di New York, il Philadelphia Museum of Art, il Musée d’Orsay, il Musée de l’Orangerie, il Musée Picasso, il Musée du quai Branly e il Musée Matisse di Nizza, oltre a musei italiani, tra cui il Bargello, il Museo delle Civiltà e lo stesso MUDEC.

“Il percorso mette in luce il dialogo che l’artista ha intrecciato con culture e tradizioni di diverse parti del mondo”, osserva l’assessore alla Cultura del Comune di Milano Tommaso Sacchi, indicando nella mostra anche una conferma del ruolo del MUDEC come luogo di confronto e di Milano come città internazionale e inclusiva.

Capolavori e oggetti: l’atelier come crocevia

Tra le opere esposte figurano il Nudo seduto di schiena del 1917, La Femme au voile, Joacquina, Lorette à la veste rouge, Les trois sœurs e Jeune fille assise, robe persane. Alle sculture della serie Jeannette e a La Serpentine si affiancano lavori su carta e l’ultimo dipinto dell’artista, Femme à la gandoura bleue.

Ma il cuore dell’esposizione non è affidato soltanto ai capolavori. Una raccolta di oggetti e tessuti ricostruisce le stanze in cui Matisse viveva e lavorava: non semplici elementi di contorno, bensì cuore pulsante della creatività. Maschere, stoffe, arredi e manufatti diventavano presenze quotidiane capaci di trasformare l’atelier in uno spazio multisensoriale, dove memorie, forme e geografie lontane convivevano.

Il racconto si allarga ai progetti decorativi e ai libri d’artista: il dittico monumentale Océanie, le ciel e Océanie, la mer, le celebri tavole di Jazz, le Poésies di Stéphane Mallarmé e Pasiphaé di Henry de Montherlant. Disegni ed elementi decorativi richiamano poi la Cappella del Rosario di Vence, sintesi estrema della ricerca di Matisse.

Otto capitoli per una storia globale

Le otto sezioni seguono altrettante traiettorie. Le “anatomie creative” mostrano l’impatto delle sculture africane sui nudi sempre più astratti dell’artista. Le “icone ieratiche” mettono in relazione la frontalità dei ritratti con l’arte bizantina e con le icone russe viste a Mosca nel 1911. Il capitolo dedicato all’Oriente ripercorre invece l’incontro con l’arte islamica, dall’Alhambra alle moschee di Cordova e Siviglia, e il superamento della prospettiva rinascimentale attraverso arabeschi, superfici e giochi ottici.

Un’altra sezione restituisce centralità alle modelle internazionali che animarono lo studio di Matisse. Il percorso prosegue con l’influenza dell’arte cinese e delle tradizioni tessili non europee, dai tessuti Kuba a un panno Tapa di Wallis e Futuna: geometrie, segni e ritmi che alimentarono la ricerca della linea essenziale.

Il viaggio a Tahiti del 1930 segna un’altra svolta. A sessant’anni, nel pieno di una crisi creativa, Matisse attraversò New York, San Francisco, Panama, Martinica e Guadalupa, cercando poi di ricreare a Nizza la “luce spirituale” dei Mari del Sud. Fiori di tiaré, uccelli, alghe e meduse riaffiorarono nelle opere come ricordi sedimentati, fino alla dilatazione dello spazio pittorico di Océanie: la mer e Océanie: le ciel.

La Cappella del Rosario di Vence chiude idealmente questa ricerca: vetrate colorate, ceramiche bianche e figure ridotte a profili neri trasformano lo spazio in un’opera totale. I disegni per san Domenico e la maquette della pianeta liturgica La chasuble blanche et or raccontano un artista ancora capace, negli ultimi anni, di fondere spiritualità, memoria e sperimentazione.

Una rilettura postcoloniale

La mostra nasce da ricerche recenti, in parte inedite, e si inserisce nel dibattito sui rapporti tra arte moderna, nazionalismo e cultura coloniale. Il suo obiettivo è mettere in discussione categorie come alterità, primitivismo e orientalismo, evitando l’idea generica di un unico “Oriente” e mostrando invece la compresenza, nell’opera di Matisse, di arabeschi islamici, abiti rumeni, maschere Gelede Yoruba, icone russe e tradizioni del Pacifico.

È proprio questa rete di scambi a incrinare l’immagine di un modernismo autosufficiente. Dietro l’eleganza delle composizioni emergono tensioni, appropriazioni e ibridazioni che la lettura postcoloniale invita a osservare senza semplificazioni. Le fotografie d’epoca, comprese alcune immagini inedite scattate dallo stesso Matisse in Marocco, documentano viaggi, atelier e incontri, riportando in primo piano anche figure a lungo rimaste ai margini della narrazione.

Il finale: l’arte come spazio di contatto

Il percorso si conclude davanti a Femme à la gandoura bleue e alla scultura dedicata a Katia, posta in dialogo con il dipinto giovanile L’allée à la rivière. Nel corpo sottile che si tende come un albero ritorna una lezione assorbita dai maestri cinesi: la possibilità che forma umana e natura si fondano in una sola figura.

È l’immagine che riassume l’intera mostra: un’arte che cresce per innesti attraversa confini e si rigenera nell’incontro. Al MUDEC, la stanza di Matisse diventa così una mappa del mondo — e insieme un invito a guardare il modernismo non come una storia chiusa, ma come il risultato instabile e fecondo di molte culture.

Il catalogo della mostra, edito da 24 ORE Cultura e curato da Ellen McBreen e Chiara Gatti con contributi di studiosi internazionali, è disponibile al Design Store del MUDEC, nelle librerie e online.

“MATISSE. Il mondo in una stanza”
Mudec, via Tortona 56, tel. 02/54917 (Lun-Ven 10-17)

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