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Souvenir d’Italia: il Grand Tour al Museo Mangini Bonomi

di Giuseppe De Carli

L’estate è momento di viaggi, di scoperte, di racconto delle proprie esperienze. Qui, quei viaggi trovano un affascinante percorso che riporta indietro nel tempo e nelle suggestioni di turisti d’eccezione

Souvenir d’Italia: il Grand Tour al Museo Mangini Bonomi

Una proposta, a partire dal 1° settembre, si presenta come una scoperta, coerente con il periodo e particolarmente coinvolgente all’interno del bellissimo Museo Mangini Bonomi, posto nel cuore di Milano. Tra le centinaia di oggetti raccolti negli anni da Emilio Carlo Mangini e suo figlio Giuseppe, spicca un meraviglioso ventaglio realizzato nel 1776, ricordo tipico del Gran Tour, attività che tra la fine del XVII ed il XVIII secolo offriva alle giovani generazioni appartenenti all’aristocrazia ed all’alta borghesia inglese, francese e tedesca, l’opportunità di conoscere il mondo e di raccogliere visivamente il meglio in campo culturale, storico, artistico ed archeologico. In tale contesto l’Italia era una delle mete preferite, considerando l’inestimabile patrimonio conservato, con un percorso che privilegiava Venezia, Firenze, Roma e Napoli. Un particolare motivo di attrazione erano Ercolano e Pompei, due siti scoperti tra il 1738 ed il 1748 che risultavano particolarmente ambiti nello studio della cultura e del costume romano, o Paestum per la cultura greca.

Il Grand Tour fu determinante per la diffusione del gusto neoclassico e delle teorie estetiche di Johann Joachim Winckelmann, alimentando al contempo il mercato antiquario e il commercio di reperti archeologici. Stimolò anche la produzione di dipinti, incisioni e oggetti d’arte destinati ai viaggiatori come ricordo dell’Italia: sculture, porcellane, tabacchiere, medaglie, pendole, bastoni, mappamondi, astrolabi, candelieri, pipe, portacipria, portapillole e torciere. Più che semplici souvenir, erano spesso doni per madri, fratelli, sorelle o promesse spose.

Il ventaglio

Tra gli oggetti più ricercati ed apprezzati del Gran Tour vi erano i ventagli. Decorati con paesaggi, vedute di monumenti, rovine archeologiche e fenomeni naturali, diventarono delle vere e proprie gallerie portatili. Queste piccole opere d’arte si ispiravano a disegni e dipinti di grandi artisti come Antonio Canal, detto Canaletto, Bernardo Bellotto, Luca Carlevarijs, Francesco Guardi, Giovanni Paolo Pannini, Giovanni Battista Piranesi, Gaspar Van Wittel e Pierre Jacques Volaire.

Tra i numerosi manufatti conservati presso il Museo Mangini Bonomi si distingue un pregevole ventaglio, esposto al primo piano, nella vetrina 2 della sala A. Realizzato a Napoli presenta stecche in avorio impreziosite da montanti in tartaruga, mentre il foglio è costituito da una sottilissima pergamena dipinta su entrambe le facce a guazzo o ad acquerello.

Sul recto è raffigurata una serie di vedute inserite entro cornici dipinte, simili a cartoline, secondo un raffinato effetto trompe-l’œil. Al di sotto delle immagini compaiono delle iscrizioni che consentono di identificare con precisione i soggetti rappresentati e di datare il manufatto. Al centro campeggia una veduta notturna del Golfo di Napoli con il Vesuvio in eruzione: i lapilli incandescenti illuminano il cielo, il faro e le imbarcazioni che solcano la baia, offrendo un’immagine emblematica della poetica del sublime e del fascino spettacolare esercitato dal vulcano.


A sinistra sono raffigurate due vedute sovrapposte: quella superiore rappresenta la Solfatara di Pozzuoli, con il suo paesaggio vulcanico brullo, caratterizzato da esalazioni fumaroliche e crateri; quella inferiore mostra un vaso di età classica decorato a figure rosse su fondo nero. Nel riquadro di destra compare invece il Sepolcro di Virgilio, situato nei pressi della chiesa di Santa Maria di Piedigrotta e dell’attuale stazione di Mergellina. Tradizionalmente identificato con la tomba del poeta latino, il monumento è rappresentato in stato di rovina, avvolto dalla vegetazione.

Sul verso, entro una cornice ovale sormontata da un nastro rosso e bianco, è dipinto il cosiddetto Sepolcro di Agrippina, monumento di età romana situato tra Bacoli e Miseno.
Questo ventaglio documenta il profondo interesse per l’archeologia e per il mondo antico che caratterizzò la cultura del Grand Tour, ma anche il fascino esercitato dalle vedute del Golfo di Napoli, dei Campi Flegrei e del Vesuvio, mete imprescindibili dell’itinerario dei viaggiatori europei e luoghi privilegiati per sperimentare le suggestioni del sublime e del pittoresco.

Il Museo

Il Museo Mangini Bonomi è gestito dalla Fondazione Emilio Carlo Mangini, costituita nel 1985 ed ha l’obiettivo di rendere fruibili le collezioni raccolte durante tutta la vita dall’imprenditore e scrittore milanese, curate poi dal figlio Giuseppe (prematuramente scomparso) ed ora raccolte nella Casa, nel cuore del centro storico di Milano, acquistata nel 1978 dal conte Annibale Scotti Casanova. L’appartamento privato, oggi aperto al pubblico, si articola a partire dal secondo piano. Saloni, salottini ma anche lo studio, la camera da letto e il bagno, arredati con mobili di Sei, Sette, Otto e Novecento e popolati da innumerevoli oggetti d’arte: dipinti, sculture, tappeti, orologi, paraventi, vasi e oggetti preziosi acquistati dai fondatori. Il Museo degli oggetti d’uso è invece ospitato in sette sale e presenta una varietà di oggetti d’uso quotidiano dei secoli passati, raccolto ed organizzato sistematicamente da Mangini nel corso degli anni.

Uno scrigno d’arte e di cultura, da visitare con curiosità ed un pizzico di emozione per l’amore che il fondatore di questo museo ha voluto donare lasciandoci un patrimonio inestimabile e ricco, da tramandare nel tempo.

Il Museo – Via dell’Ambrosiana 20 in Milano – è aperto dal 1° settembre 2026, dal lunedì al sabato (ore 15,00-19,00) con ingresso e visite guidate gratuite previa prenotazione obbligatoria (info@museomanginibonomi.it o 02 86451455).