La famiglia: "Una scelta serena. Ora nuovi progetti". La città si interroga sul futuro di uno dei suoi presìdi culturali più longevi
lorem ipsum dolor sit amet
Sesto San Giovanni saluta uno dei suoi luoghi più identitari. La Libreria Tarantola, punto di riferimento per generazioni di lettori, si prepara ad abbassare definitivamente la saracinesca dopo oltre 160 anni di attività. L’annuncio è arrivato direttamente dai titolari attraverso i canali social: una comunicazione asciutta, ma carica di emozione, in cui la famiglia parla di una “scelta serena”, consapevole di aver dato tutto e di aver ricevuto altrettanto dalla città.
Fondata nel 1859, la Tarantola è una delle attività più antiche del territorio. Sette generazioni si sono alternate dietro il bancone, trasformando un semplice negozio in un vero presidio culturale. Nel corso dei decenni la libreria ha ospitato presentazioni, incontri, autori di primo piano e ha persino contribuito alla nascita del Premio Bancarella, uno dei riconoscimenti letterari più prestigiosi del Paese.
La notizia della chiusura ha immediatamente fatto il giro della città. Il sindaco Roberto Di Stefano ha parlato di un luogo “che ha portato il nome di Sesto nel mondo”, ricordando come la libreria fosse stata eletta anche Migliore libreria d’Italia, un riconoscimento che ne certificava la qualità e la capacità di attrarre grandi nomi della letteratura.
Accanto alle reazioni istituzionali, si è aperto un dibattito politico e civico sul destino dello spazio che ospita la libreria. Alcune forze di opposizione hanno proposto di preservarne la funzione culturale, immaginando un futuro come luogo sociale o centro di comunità. Un invito a non disperdere un’eredità che, pur non potendo più vivere nella forma originaria, continua a rappresentare un patrimonio condiviso.
La Tarantola ha attraversato guerre, crisi economiche, trasformazioni urbane e persino la pandemia, quando i librai avevano organizzato un servizio di consegne a domicilio per restare vicini ai lettori. Ma oggi la famiglia sceglie di chiudere, senza drammi, rivendicando la volontà di dedicarsi a nuove passioni e progetti personali.
Resta il vuoto di un luogo che, per molti sestesi, non era solo una libreria: era un punto di orientamento, un rifugio, una bussola culturale. E resta la domanda su come la città saprà custodire ciò che quella storia ha rappresentato.