Dopo aver accolto per la 90° volta una tappa del Giro d’Italia, Milano prosegue la sua settimana in rosa con la mostra-omaggio allo storico patron. Fino al 31 maggio
Trent’anni fa ci lasciava Vincenzo Torriani, icona del ciclismo moderno, uno dei più grandi dirigenti sportivi del Novecento. A lui si deve il successo del Giro d’Italia, sdoganandolo da semplice evento sportivo a movimento sociale capace di raccontare il nostro Paese attraverso la corsa rosa. Un visionario che seppe dare un’impronta comunicativa non comune per i tempi, legando lo sport al territorio, dove il pubblico diventava protagonista insieme ai ciclisti.
Vincenzo Torriani
Nato il 17 settembre 1918 a Novate Milanese, Vincenzo Torriani cominciò ad aiutare il padre nel suo oleificio. Internato in Svizzera durante il secondo conflitto mondiale, dopo la guerra entrò nell’orbita del Giro d’Italia, affiancando nel 1946 il vecchio Armando Cougnet, crescendo in fretta alla sua scuola e subentrandogli definitivamente nel 1948. Dedicò al ciclismo quasi mezzo secolo della sua vita. La Gazzetta dello Sport gli affidò la direzione organizzativa delle corse e qui Torriani legò il suo nome alla rinascita del quotidiano e alla valorizzazione delle principali competizioni del calendario nazionale: Giro d’Italia, Milano-Sanremo, Giro di Lombardia.
Le sue idee ed innovazioni fecero scuola. Ricordiamo, tra le tante, l’inserimento del Poggio nella Milano-Sanremo e successivamente la Cipressa, del Muro di Sormano nel Giro di Lombardia (1960) e di tante ascese storiche nel Giro d’Italia: lo Stelvio (1953), il Gavia (1960), l’Etna, il Block Haus e le Tre Cime di Lavaredo (1967), le Torri del Vajolet (1976). Grazie alla fantasia di Torriani la corsa rosa “invase” spazi impensati: i Cortili pontifici in Vaticano (1974), Piazza dei Miracoli a Pisa (1977), Piazza San Marco a Venezia (1978), l’Arena di Verona (1981), Piazza del Campo a Siena (1986).
Nel 1961 il Giro festeggiò il Centenario dell’Unità d’Italia partendo da Torino, imbarcandosi da Genova per la Sardegna e successivamente per la Sicilia dove, da Marsala, ripartì verso nord. Nel 1973 portò il Giro fuori dall’Italia, toccando nel suo tracciato il Belgio, la Germania, l’Olanda, il Lussemburgo, la Francia e la Svizzera. Nel 1983 la corsa venne brevemente “neutralizzata” per consentire alla carovana di visitare la Comunità di San Patrignano. Tra le altre “invenzioni” di Torriani, l’inserimento del prologo a precedere la prima tappa del Giro (1971, inizialmente non valido per la classifica generale) e l’organizzazione della Gran Fondo Milano-Roma (600 km), al termine del Giro del 1979. Torriani moriva il 24 aprile 1996.
La mostra
Per ricordare questa figura carismatica, a trent’anni dalla scomparsa è stata inaugurata il 24 maggio una mostra in suo ricordo che ha visto come preludio l’apposizione di una targa nella Sala Stampa del Vigorelli. L’esposizione ripercorre la sua vita, le intuizioni e l’eredità lasciata al ciclismo italiano e internazionale attraverso una rassegna fotografica. La mostra chiuderà i battenti domenica 31 maggio alle ore 16,00.
“Per Milano e per il Vigorelli – ha ricordato Lorenzo Lamperti Presidente e Direttore Generale di Milanosport - ospitare un omaggio a Vincenzo Torriani significa rendere tributo a una figura che ha contribuito in modo decisivo a costruire l’identità moderna del ciclismo italiano e internazionale. ‘Una vita in Giro’ non è soltanto una mostra celebrativa, ma un’occasione per restituire alla città e alle nuove generazioni il racconto di una stagione sportiva che ha saputo unire territorio, passione popolare e capacitàorganizzativa. Il Vigorelli, luogo simbolo della storia sportiva milanese, rappresenta il contesto naturale per custodire e condividere questa memoria”.
“Una vita in Giro”
Velodromo Vigorelli – Via Arona 19 – Milano
24-31 maggio 2026