Gruppo editoriale More News - Edizione locale IlNazionale.it
Gruppo editoriale More News - Edizione locale IlNazionale.it

Cerca nel sito

MiTo: due città, un solo respiro. Il “War Requiem” di Britten apre il festival alla Scala

di Daniele Angi

Milano e Torino trasformano settembre (dal 6 al 20) in una partitura condivisa: "Harmonia" diventa la voce di un festival che unisce, attraversa e racconta

MiTo: due città, un solo respiro. Il “War Requiem” di Britten apre il festival alla Scala

Milano, a settembre, sembra rallentare. Non smette di correre (non sarebbe Milano!) ma cambia passo. Diventa una città che ascolta. È in questo clima che, dal 6 al 20 settembre, arriva MITO SettembreMusica 2026, il festival che da vent’anni unisce Milano e Torino in un’unica partitura musicale.

Il tema dell’edizione 2026, “Harmonia“, è un ponte. E la nuova direttrice artistica, Speranza Scappucci, lo interpreta come un dialogo continuo: tra epoche, tra linguaggi, tra luoghi, tra le due città che condividono il festival. Milano e Torino sono due voci che si rispondono.

Teatri, chiese, quartieri

Il viaggio milanese di MiTo 2026 comincia dove la musica è tradizione: il Teatro alla Scala. Il 6 settembre, il War Requiem di Britten apre il festival con un impatto emotivo che attraversa la città. È un’opera che parla di ferite e riconciliazioni, e ascoltarla alla Scala significa immergersi in un rito collettivo.

Il giorno dopo, MiTo cambia atmosfera e si sposta al Piccolo Teatro Studio Melato. Notte trasfigurata porta Schönberg e Čajkovskij in un luogo che profuma di prove, di ricerca, di teatro vissuto. È un MiTo più intimo, quasi domestico, che avvicina il pubblico alla musica da camera come fosse una conversazione.

Poi c’è il Teatro Dal Verme, che durante il festival diventa una casa aperta. Qui passano orchestre, solisti, ensemble: da Ravel ai Bamberger Symphoniker, passando per le musiche di Wagner, Braconi, Bruch, Stankovych e Mozart. Ogni sera, il foyer si riempie di pubblici diversi: studenti, appassionati, famiglie, curiosi. È uno dei miracoli del festival: mescolare mondi che di solito non si incontrano.

E poi ci sono i luoghi che raccontano un’altra Milano: quella dei quartieri, delle comunità, delle chiese che diventano palcoscenici. A Santa Maria delle Grazie al Naviglio, Monteverdi risuona tra mattoni antichi e luci soffuse. Alla Certosa di Garegnano, la musica sacra si intreccia con l’architettura barocca. A San Barnaba in Gratosoglio, gli studenti dei conservatori portano Rossini in un quartiere che vive la cultura come un gesto di apertura.

Torino: l’altra metà del festival

Torino non è la “città gemella”: è la metà esatta del festival. E nel 2026 risponde con appuntamenti che dialogano direttamente con Milano.

L’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai (Auditorium Rai Arturo Toscanini) presenta un programma che attraversa Britten e nuove composizioni, creando un asse ideale con l’apertura milanese alla Scala. L’Orchestra Suzuki di Torino suona musiche di Bach, Vivaldi, Angerer, Goltermann, Fiocco, Boccherini, Tedesco, Anderson. Da segnalare poi l’omaggio a Ennio Morricone del quartetto Pessoa. Non mancano infine i concerti diffusi nei quartieri torinesi: barocco, sacro, musica antica e progetti con giovani ensemble sono ospitati in chiese, auditorium e spazi civici con la stessa filosofia inclusiva che Milano porta nei suoi quartieri. Sono appuntamenti che non “doppiano” Milano, ma la completano.

Concerti gratuiti

Una delle scelte più forti dell’edizione è l’accessibilità. Molti concerti sono gratuiti, e non sono soltanto quelli “minori”: sono pensati per portare la musica dove spesso non arriva. Nelle chiese, nei quartieri, nei luoghi dove la cultura diventa un gesto di comunità. I biglietti a pagamento sono a prezzi popolari: 7 o 10 euro, con carnet che permettono di seguire l’intero percorso senza spendere troppo.

Info

www.mitosettembremusica.it