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19/06/2026

Testamento biologico, Lombardia prima in italia: cosa dicono i numeri e cosa succede a Milano

di Redazione

Boom di DAT, ma ancora troppi Comuni non aggiornano i dati. Cresce la consapevolezza dei cittadini, mentre lo Stato resta in silenzio

Testamento biologico, Lombardia prima in italia: cosa dicono i numeri e cosa succede a Milano

In Italia il testamento biologico — o Disposizioni anticipate di trattamento (DAT) — continua a crescere nonostante la quasi totale assenza di comunicazione istituzionale. A trainare il Paese è la Lombardia, che si conferma la Regione con il numero più alto di DAT depositate: 54.679, più di Emilia Romagna e Piemonte. Il dato emerge dall’ultimo report dell’Osservatorio DAT dell’Associazione Luca Coscioni, aggiornato a dicembre 2025, che ha raccolto informazioni tramite accesso civico generalizzato presso tutti i Comuni italiani.

La crescita è evidente: considerando i Comuni che hanno fornito dati sia nel 2023 sia nel 2025, l’aumento è del +18,2% in due anni. Un segnale chiaro: la consapevolezza sul fine vita cresce, anche se lo Stato continua a non pubblicare la relazione annuale prevista dalla legge.

Milano guida la classifica delle città italiane

All’interno del quadro nazionale, Milano è la città con più testamenti biologici depositati:

  • 8.912 DAT, più di Roma (7.627) e Torino (5.261).

Un primato che riflette diversi fattori:

  • una maggiore informazione e sensibilità sul tema;
  • una rete civica e associativa molto attiva;
  • procedure comunali relativamente snelle per il deposito delle DAT.

Il Comune di Milano, infatti, permette ai residenti di consegnare la propria DAT allo sportello previa prenotazione via mail, senza modelli precompilati e con la possibilità di indicare un fiduciario.

Lombardia: tanti depositi, ma forti differenze interne

Se la Lombardia è prima in valori assoluti, la densità rispetto alla popolazione racconta una storia più sfumata. Il Trentino Alto Adige resta la Regione più “virtuosa”, con una DAT ogni 93 abitanti, mentre la Lombardia si colloca più indietro, con una media meno elevata ma comunque significativa.

All’interno della Regione emergono differenze importanti:

  • Varese è tra i capoluoghi con la maggiore diffusione (una DAT ogni 71 abitanti).
  • Milano, pur avendo il numero più alto in assoluto, risente della popolazione molto numerosa e si colloca più indietro nella classifica per densità.
  • Como, Cremona e altre città lombarde non hanno fornito dati aggiornati, contribuendo alla mancanza di trasparenza che caratterizza ancora molti territori.

Il problema dei Comuni che non rispondono

In Italia sono 3.072 i Comuni che non hanno fornito dati aggiornati, nonostante l’obbligo di trasparenza. In Lombardia mancano all’appello diversi capoluoghi, tra cui Como e Cremona, che non hanno trasmesso aggiornamenti nel 2025.

Questo rende il quadro incompleto e sottostimato: il numero reale di DAT lombarde — e milanesi — è probabilmente più alto di quello ufficialmente registrato.

Perché i cittadini lombardi scelgono il testamento biologico

Secondo l’Associazione Luca Coscioni, la crescita è dovuta soprattutto a una maggiore consapevolezza individuale, non a campagne istituzionali. Le DAT permettono di indicare in anticipo:

  • quali trattamenti sanitari accettare o rifiutare;
  • se ricorrere a nutrizione o idratazione artificiali;
  • chi sarà il proprio fiduciario, cioè la persona incaricata di dialogare con i medici.

La legge 219/2017 garantisce che le volontà espresse siano rispettate, salvo casi eccezionali in cui emergano terapie nuove o condizioni cliniche impreviste.

Come si deposita una DAT a Milano

Il Comune di Milano richiede una procedura semplice:

  • prenotazione via mail;
  • consegna della DAT già compilata e firmata;
  • possibilità di nominare un fiduciario;
  • registrazione nella banca dati nazionale.

Non esistono modelli obbligatori: ogni cittadino può scrivere liberamente le proprie volontà, anche con l’aiuto del medico di fiducia.

La Lombardia come laboratorio civico

Il primato lombardo non è solo numerico: racconta un territorio in cui il tema del fine vita è affrontato con maggiore maturità rispetto ad altre aree del Paese. Milano, in particolare, si conferma un punto di riferimento nazionale per:

  • numero di DAT depositate;
  • presenza di associazioni attive;
  • disponibilità di servizi comunali strutturati;
  • sensibilità culturale sul tema dell’autodeterminazione.

Eppure, anche qui, la mancanza di una comunicazione istituzionale chiara resta un limite. Come ricordano Gallo e Cappato, “senza il diritto alla conoscenza, gli altri diritti restano solo sulla carta”.