Boom di DAT, ma ancora troppi Comuni non aggiornano i dati. Cresce la consapevolezza dei cittadini, mentre lo Stato resta in silenzio
In Italia il testamento biologico — o Disposizioni anticipate di trattamento (DAT) — continua a crescere nonostante la quasi totale assenza di comunicazione istituzionale. A trainare il Paese è la Lombardia, che si conferma la Regione con il numero più alto di DAT depositate: 54.679, più di Emilia Romagna e Piemonte. Il dato emerge dall’ultimo report dell’Osservatorio DAT dell’Associazione Luca Coscioni, aggiornato a dicembre 2025, che ha raccolto informazioni tramite accesso civico generalizzato presso tutti i Comuni italiani.
La crescita è evidente: considerando i Comuni che hanno fornito dati sia nel 2023 sia nel 2025, l’aumento è del +18,2% in due anni. Un segnale chiaro: la consapevolezza sul fine vita cresce, anche se lo Stato continua a non pubblicare la relazione annuale prevista dalla legge.
All’interno del quadro nazionale, Milano è la città con più testamenti biologici depositati:
Un primato che riflette diversi fattori:
Il Comune di Milano, infatti, permette ai residenti di consegnare la propria DAT allo sportello previa prenotazione via mail, senza modelli precompilati e con la possibilità di indicare un fiduciario.
Se la Lombardia è prima in valori assoluti, la densità rispetto alla popolazione racconta una storia più sfumata. Il Trentino Alto Adige resta la Regione più “virtuosa”, con una DAT ogni 93 abitanti, mentre la Lombardia si colloca più indietro, con una media meno elevata ma comunque significativa.
All’interno della Regione emergono differenze importanti:
In Italia sono 3.072 i Comuni che non hanno fornito dati aggiornati, nonostante l’obbligo di trasparenza. In Lombardia mancano all’appello diversi capoluoghi, tra cui Como e Cremona, che non hanno trasmesso aggiornamenti nel 2025.
Questo rende il quadro incompleto e sottostimato: il numero reale di DAT lombarde — e milanesi — è probabilmente più alto di quello ufficialmente registrato.
Secondo l’Associazione Luca Coscioni, la crescita è dovuta soprattutto a una maggiore consapevolezza individuale, non a campagne istituzionali. Le DAT permettono di indicare in anticipo:
La legge 219/2017 garantisce che le volontà espresse siano rispettate, salvo casi eccezionali in cui emergano terapie nuove o condizioni cliniche impreviste.
Il Comune di Milano richiede una procedura semplice:
Non esistono modelli obbligatori: ogni cittadino può scrivere liberamente le proprie volontà, anche con l’aiuto del medico di fiducia.
Il primato lombardo non è solo numerico: racconta un territorio in cui il tema del fine vita è affrontato con maggiore maturità rispetto ad altre aree del Paese. Milano, in particolare, si conferma un punto di riferimento nazionale per:
Eppure, anche qui, la mancanza di una comunicazione istituzionale chiara resta un limite. Come ricordano Gallo e Cappato, “senza il diritto alla conoscenza, gli altri diritti restano solo sulla carta”.